24 Agosto 2025
“Eravamo quattro amici al bar e siamo subito diventati sette”. Inizia così, ispirati dalla nota canzone di Gino Paoli, il racconto di Gino Berardi, artista originario di Valle Grazietti, frazione di Pietranico, montesilvanese di adozione, sulla mostra “7 artisti – Omaggio a Pier Paolo Pasolini”.
Una collettiva che nasce in occasione del cinquantesimo anniversario della morte del grande intellettuale, assassinato all’età di 53 anni nel 1975. Siamo nello Spazio Arte di Corso Strasburgo, a Montesilvano, la “casa artistica” di Berardi. Nello show room, ci accoglie con Lucio Monaco, Franco Secone e Mauro Giangrande, alcuni dei protagonisti dell’iniziativa che ha coinvolto anche Roberto Di Giampaolo, Giuseppe e Lorenzo Liberati e Gianfranco Zazzeroni.
“Avevo 16 anni quando è morto Pier Paolo Pasolini. Era un grande intellettuale, diverso dagli altri, mi affascinava” racconta Secone. Sua l’idea di rendergli omaggio attraverso una serie di opere d’arte, coinvolgendo amici artisti.
La prima esposizione c’è stata a Roma lo scorso aprile, seguita, da appuntamenti a Centobuchi, Atessa, Città Sant’Angelo, Forte dei Marmi. In programma, nei prossimi mesi, esposizioni a Teramo, Giulianova, Spoltore, Sanremo.
Tra le opere proposte, “Non era una mano sola”, firmata da Gino Berardi. Un modo per riflettere sui tanti interrogativi che ancora avvolgono la morte di Pasolini. O, ancora, “Supplica a mia madre”, realizzato da Giangrande, ispirato nel titolo dall’omonima poesia pasoliniana, il cui testo chiude il catalogo. Lorenzo e Giuseppe Liberati firmano delle maioliche: tra queste, “Le donne di Pasolini”, ispirate a pellicole cinematografiche. Il volto dell’intellettuale bolognese è sempre presente nelle opere di Monaco, che si rifanno allo stile della Pop art. Secone regala tre titoli illuminanti: “Io so” (riferendosi alla bomba di Piazza Fontana), “Io credo” (sul consumismo), “Io penso” (ispirato a Lucio Fontana). “Misteri”, dal titolo fortemente evocativo, una delle opere realizzate da Zazzeroni.
Ce le raccontano e mostrano, attraverso le immagini riprodotte sul catalogo, in questo piccolo cenacolo culturale. Berardi, ottant’anni da poco compiuti, è orgoglioso del suo ultimo progetto, tanto che tiene a margine del suo racconto tutta la sua esperienza personale per parlare al plurale. Il senso dell’amicizia è più forte del raccontare il suo essere artista e osservare l’incrocio dei loro sguardi ci mostra tutta la bellezza del condividere, del fare insieme, rispettando le proprie individualità. L’arte, in fondo, è questo: emozionare ed emozionarsi.
